E' capitato che, per caso, lunedì mi trovassi in Feltrinelli in Piazza Duomo per cercare un regalo a mia moglie.
Contemporaneamente Gad Lerner stava presentando il suo nuovo libro ed ospite dell'evento era anche il candidato sindaco di Milano Bruno Ferrante.
Gironzolando per la libreria ascoltavo gli interventi e, mentre mi apprestavo alle casse, era in corso la chiusura dell'evento con il canonico giro di domande.
Mentre pagavo i miei acquisti Ferrante rispondeva ad una domanda e, ad un certo punto, gli sento dire che non è corretto che per un permesso di soggiorno un extracomunitario debba rivolgersi alla Polizia. Che non è una procedura umana (o qualcosa del genere) e continua a criticare il modo in cui vengono trattati gli extracomunitari da Milano e dalle Istituzioni.
Ecco, non son tornato indietro solo perchè altrimenti avrei perso il treno, ma sarei voluto andar lì e dirgliene quattro:
Caro Ferrante, Lei che è stato fino "all'altro ieri" Prefetto di Milano, perchè non ha fatto nulla per umanizzare tale processo che già lei definisce non coretto? Perchè nell'Ufficio Immigrazione di Milano per avere un permesso di soggiorno si è costretti a code inumane fin dalle 5 del mattino per poter prendere il numerino (come dal macellaio) e così rientrare nel limite giornaliero di accettazioni? Perché, nell'ufficio che era sotto la sua giurisdizione, se per caso ci si dimenticava l'originale di un documento secondario si veniva respinti vanificando le ore, inumane, di coda e buttando al vento la giornata e talvolta la possibilità di ottenere il permesso di
soggiorno?
Caro Ferrante, posso riconoscerle che l'Ufficio Immigrazione non era diretto da Lei ma, in quanto Questore di Milano, credo Lei avesse il potere di intervenire ed umanizzare quanto più possibile la gestione dello stesso.
Caro Ferrante, ma Lei è mai stato nell'Ufficio Immigrazione di Milano? Ha mai avuto modo di portarci un parente od un conoscente anche per un semplice permesso di soggiorno per turismo? Ha mai dovuto mettersi in coda fuori dall'edificio, con qualunque condizione climatica, almeno tre ore prima dell'apertura dello sportello, in piedi su un marciapiede che non offre ripari, per aver la certezza che la sua pratica venga, non dico accolta, ma almeno esaminata? Ed una volta dentro, fare i conti con una sala d'aspetto non climatizzata, con un rapporto sedie/persone 1 su 3 ed attendere ancora ore prima che venga il suo turno? E vedersi rifiutare una domanda perchè le istituzioni cittadine non comunicano fra di loro o perchè le manca magari l'originale di un documento? E venire rimbalzati da un ufficio all'altro?
Caro Ferrante, la prego di non rispondermi che questa è la giurisdizione Italiana e che va rispettata, io non le contesto la giurisdizione, ma i modi e l'umanità (che Lei rivendica) nell'applicarla. Caro Ferrante, la invito a visitare l'Ufficio Immigrazione di Varese, dove è umanamente applicata la legge in materia. Per carità, non sarà perfetto, avrà le sue inefficienze e disumanità ma paragonato a Milano si tratta di un esempio d’eccellenza. Lì le persone - e ricordiamoci che sempre di persone si parla, anche se vengono sempre e solo chiamati immigrati o extracomunitari - non sono costrette a mettersi in coda alle 5 del mattino, in quanto hanno la possibilità di prendere un banale e semplice appuntamento e sono gestite (salve alcune eccezioni, a cui ho avuto il dispiacere di assistere) con umanità e rispetto.
Caro Ferrante, sono davvero rimasto negativamente impressionato dall'uso che ha fatto - nel corso di un intervento pubblico - di una bassa demagogia relativa ad uno che è uno dei punti "caldi" per Milano e che risulta essere molto sentito nella sinistra milanese o in chiunque abbia avuto a che fare con il suddetto ufficio. Mi dispiace perchè credevo potesse essere un buon sindaco ma ora, mi duole dirlo, ha perso la mia fiducia. Sono pertanto sollevato dal non essere più - seppur da pochi mesi - residente a Milano, così da evitare di trovarmi nell'imbarazzo di scegliere se votarla o meno, non avendo altre alternative a me politicamente vicine, alle prossime amministrative.
Cordialmente,
Antonio di Biasio
P.S.Il contenuto di questo post, rimaneggiato nell'introduzione, è stato inviato anche all'e-mail di Bruno Ferrante.